L’area Mena si conferma il principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane in particolare, tra i Paesi più interessanti troviamo quello degli Emirati Arabi Uniti, dove l'Italia si posiziona all’ottavo posto in assoluto tra i paesi fornitori e terzo tra i partners europei. Ulteriori prospettive di crescita ed opportunità di business sono inoltre rappresentate dalla assegnazione a Dubai dell’Expo Universale del 2020 oltre all’evento sportivo più importante al mondo, i mondiali di calcio nel 2022 in Qatar. Appuntamenti importanti, che attraggono gli investimenti stranieri, sostenuti da consistenti piani di sviluppo avviati nel settore infrastrutturale (nella produzione di energia, nei trasporti aerei, terrestri e marittimi, e nelle strutture turistiche, ospedaliere, scolastiche e residenziali, strutture sportive).

I Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gulf Cooperation Council), sono ricchi e socialmente stabili, con opportunità per i settori legati al made in Italy, che negli EAU (Emirati Arabi Uniti) trovano uno dei principali mercati di sbocco per le esportazioni. Negli EAU si è sviluppato un vivace tessuto imprenditoriale rappresentato da oltre 600 aziende italiane onshore. Dubai è ormai uno snodo strategico per il commercio in quest’area e nel Nord Africa, si sta inoltre sviluppando sempre più come polo di attrazione di attività manifatturiere.

La dimensione delle economie dei Paesi Arabi e il PIL pro capite variano in modo significativo da un paese all'altro. L'Arabia Saudita è la più grande economia, con un PIL nominale di 746 miliardi di USD mentre il Bahrain è il più piccolo di tutti, con un PIL di 34 miliardi di USD. La disparità della ricchezza prodotta pro-capite è molto grande: il Qatar ha avuto uno dei più alti Pil di reddito pro-capite nel mondo di 94.000 dollari (il più alto del mondo se misurato in PPE – Purchaising Power Parity). Gli Emirati Arabi Uniti, hanno un valore della ricchezza pro-capite tra i più alti al mondo (PIL), hanno adottato un modello di economia aperta e dinamica, soprattutto per merito delle politiche di diversificazione che hanno ridotto l’incidenza delle rendite petrolifere sulla quota del PIL da un 60% nel 1980 all’attuale 30%.

Al contrario, lo Yemen ha avuto un PIL pro capite di 1,574 USD nel 2014. Ci sono state anche significative variazioni nella crescita reale della ricchezza prodotta tra i paesi dell’area dei Paesi Arabi, ma in tutti i paesi tranne l'Iraq la crescita del Pil è stato inferiore alla media mondiale del 3,1 per cento rispetto al 2010-14. Durante questo periodo, la ricchezza prodotta è diminuito in Yemen e Oman in termini reali. Quando escludiamo i settori del petrolio e del governo (come misura del valore di generazione di grande ricchezza aggiunto prodotto al di fuori del settore petrolifero), il PIL pro capite restante è abbastanza basso nella maggior parte dei paesi. Solo poche economie esportatrici di petrolio arabi avrebbero il PIL pro capite superiore alla media mondiale. Tra i Paesi virtuosi che hanno avviato modelli di economie diversificate in settori non Oil, citiamo il Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait e Arabia Saudita.

La crescita e la ricchezza della regione dipenderà molto dallo sviluppo dell’area CCG (Gulf Cooperation Council), dove quasi tutti i Paesi hanno avuto la capacità di diversificare le proprie economie nei settori non Oil sul modello degli Emirati Arabi Uniti, investendo molto nelle infrastrutture, nella logistica, nei servizi e nell’innovazione tecnologica, facendo affidamento alla crescita demografica e all’immigrazione proveniente dai Paesi Arabi meno virtuosi.

Le popolazioni nella maggior parte dei Paesi Arabi esportatori di petrolio sono giovani e in rapida crescita che vanno in media dal 1,5 per cento in Bahrain al 6,6 per cento in Qatar. La crescita demografica, popolazione più giovane spinge il livello dei consumi ma allo stesso tempo abbassa il costo del lavoro e migliora la qualità dei servizi del terziario avanzato hi-tech, diventa il driver di sviluppo per il mercato interno e le esportazioni. In Arabia Saudita, abbiamo 10 milioni di emigranti, un terzo della popolazione totale, mentre gli altri paesi del CCG (Gulf Cooperation Council) ospitano anche loro grandi popolazioni espatriati, spesso più della metà della popolazione totale.

Il mercato Halal

Per una PMI italiana, approdare verso nuovi Mercati Emergenti caratterizzati da una domanda globalizzata in crescita e superiore all’offerta, di fatto è una vera e propria opportunità, il valore complessivo viene stimato in circa 2.100 miliardi di USD, in crescita di 500 miliardi/a. la presenza di circa 2.2 miliardi di consumatori Halal nel mondo, di cui oltre ½ miliardo di non musulmani, che trovano nel Halal autentico un sinonimo di: qualità, trasparenza, legalità e tracciabilità. Diversi sono i settori merceologici Halal, l’agroalimentare, cosmesi, cura del corpo ed igiene personale, chimico e farmaceutico, sanità e assistenza, ristorazione, catering, alberghiero e ricettivo, mobilità e logistica del territorio, finanziario ed assicurativo.