Mercati esteri

L’economia globale dovrebbe crescere del 3% ogni anno nei prossimi 50 anni. L’aumento dell’attività produttiva sarà molto più forte e veloce nei Paesi dei mercati emergenti rispetto ai mercati maturi dei Paesi occidentali. Oggi gli Stati Uniti D’America (USA) è la più grande economia al mondo, produce il 23% del Pil mondiale. L’OECD (The Organisation for Economic Co-operation and Development), ha stimato per il 2030 una diminuzione di 5 punti percentuali del Pil USA, transitando dall’attuale 23% al 18% ed una ulteriore riduzione dell’1% entro il 2060.

La Cina oggi produce il 17% del Pil dell’economia mondiale, è ci si aspetta una crescita molto forte pari al 28% del Pil mondiale entro il 2030, performance che rimarrà stabile fino al 2060. L’economia del Dragone crescerà nei servizi del terziario avanzato hi-tech, nella produzione di beni ad alta tecnologia dovuta agli investimenti nell’alta educazione, diventerà la più grande industria dello sport. I consumi domestici in rapporto al Pil del Paese si attestano oggi intorno al 49,6%. Per aumentare la popolazione in età lavorativa (tra i 15 e 59 anni), controllare il costo del lavoro e aumentare il numero dei potenziali consumatori al fine di assorbire l’attuale super capacità produttiva, la Cina nel 2016 ha rivisto la politica del controllo delle nascite, consentendo alle coppie di avere il secondo figlio.

L’India beneficerà della forte crescita demografica e il valore della produzione del Paese passerà dall’attuale 7% all’11% del Pil Mondiale entro il 2030, per continuare la sua performance di sviluppo fino al 18% entro il 2060. La crescita demografica, diventa quindi un fattore di spinta (driver) in quanto i consumi domestici schizzano fino al 70,4% del PIL, ed è proprio l’espansione del mercato interno e l’elevata propensione al consumo saranno i principali key driver delle prospettive di crescita dell’India. Secondo recenti studi anche della Banca Mondiale, Cina e India nel 2020 rappresenteranno rispettivamente la seconda e la terza economia mondiale dopo gli Stati Uniti e, da un punto di vista demografico, non può essere trascurato come la somma delle due popolazioni raggiunga i 2 miliardi e 700 milioni di persone, ovvero circa il 35% della popolazione mondiale. Entrambi i Paesi considerati mercati emergenti, sono diventati, ormai già da diverso tempo, vere e proprie potenze economiche in grado di influenzare in maniera considerevole gli equilibri globali del XXI secolo.

L’Eurozona dall’attuale 17% di valore della produzione sul Pil mondiale, scenderà al 12% entro il 2030 per continuare ancora la caduta libera al’9% entro il 2060. Quindi il Pil dell’Europa Unita, perderà complessivamente l’8% del suo valore attuale, meno occupazione, meno capacità di spesa, meno investimenti, maggiore indebitamento delle famiglie, maggiore precarietà. L’Europa del Sud-Est, spinta dagli investimenti nelle grandi opere infrastrutturali nell’intera Regione, destinataria dei Fondi UE, a differenza di quella dell’Ovest è un’area geografica che continuerà a crescere, in linea di massima omogenea con rilevanti differenze tra i Paesi già membri dell’UE e quelli candidati. Il Giappone dall’attuale valore della produzione del 7% sul Pil mondiale, passerà al 4% (-3%) entro il 2030 e si attesterà al 3% nel 2060. La non crescita del Paese è dovuto sostanzialmente a fattori demografici, popolazione anziana e senza prospettive di invertire la tendenza demografica delle nascite. Oggi le economie avanzate rappresentano complessivamente il 65% del valore della produzione del Pil mondiale, l’indice scenderà al 43% entro il 2060. I Paesi emergenti invece, aumenteranno la loro quota dall’attuale 35% al 57% (+22%) così ripartito: Cina (28%), India (18%), Sud-Est Asia (6%) altri Paesi emergenti il 5%. I Pil pro capite aumenterà in Cina, India, Asean, Paesi Balcani e in alcuni Paesi Arabi dell’area del Golfo e in molti Paesi dei mercati emergenti.

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